Chi l’ha detto che a fine luglio e con la
prospettiva di un agosto alle porte siamo d’estate? Lo hanno detto quelli che
stanno in vacanza, in riva al mare, sui monti, ancora un po’ innevati ma molto
in alto, in campagna con le zanzare nostrane oppure oriunde, sulla sabbia senza
ombrellone con il sol leone che promette eritemi sulla pelle, nei parchi di
periferia fra le penticane. Questi e tanti altri, spaparanzati in mutande o nei
cosiddette bermuda sulla sdraio nel terrazzino formato ridotto del condominio o
magari sul rovente divano del salotto di casa, con il condizionatore acceso, o in
mancanza con un pinguino, un ventilatore o altro ammennicolo che promette e non
mantiene un ragionevole fresco. Dicono che è estate coloro che non vanno a
lavorare, perchè sono in ferie, magari in ferie coatte perché senza lavoro e
senza sussidio di disoccupazione, lo dicono quelli definiti ufficialmente
“poveri” dall’Istat, costretti a rovistare nei cassonetti che, con il caldo,
sono diventati maleodoranti, tipo le proverbiali fogne di Calcutta. Lo dicono i
migranti che continuano a partire dall’Africa per arrivare sulle nostre coste a
bordo di barconi, gommoni e natanti assortiti, approdando o nuotando sino a riva,
verso una terra promessa che sperano ancor più promessa di quello che è. Il
popolo dell’estate è sempre più numeroso, bellicoso, disparato nei mezzi di
sussistenza. E se fosse tutto un bluff? Se non fossimo in estate ma solo in
quel lungo intervallo che ci separa dal Natale e dalla fine di questo
disastratissimo anno bisesto (“an bisest chi s’la cava è lest”)? Basta
crederci, vestirsi come fosse inverno o una delle due stagioni di ripiego,
primavera e autunno: giacca e pantaloni,
camicia e cravatta, magari maglioncino o giubbetto in similpelle, tipo coatto.
Convincersi che in fondo fa proprio fresco, guardare la televisione per
consolarsi di essere ancora vivi, nonostante gli attentati dei kamikaze
musulmani e gli agguati degli psicolabili non controllati dalle forze
dell’ordine o dalla “intelligence” poco intelligente. E tirare avanti: ma sì,
l’estate è solo un’opinione, specie per quelli come me che non possono muoversi
da casa, e magari lo vorrebbero. Un’opinione dannosa e pericolosa. E il caldo è
un’impressione, basta un paio di occhiali scuri per neutralizzare anche il sole.
Ma non faremo neppure tempo a convincercene che l’estate sarà finita davvero e
comincerà qualcos’altro. Magari una manifestazione, uno sciopero dei mezzi o un
appuntamento elettorale.(Leandro Castellani)
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