giovedì 15 giugno 2017

CRONACHE DAL GALANTARA



Alcuni amici mi hanno invitato a postare i miei strampalati appunti stesi durante la mia permanenza  presso la  Residenza sanitaria Galantara a Trebbiantico di Pesaro, cioè fra il 19 aprile e il 26 maggio. Sono solo sette che riproporrò quotidianamente sul blog. Bontà loro!!!  
cronache dal Galantara, 1
Tutto cominciò così. Esattamente un mese fa, anzi, per la cronaca, un mese e mezzo. Mi trovo a Fano,  nella casetta delle mie estati, anche se è solo primavera (spiegherò il come e perché una prossima volta). Sfioro una porta che credo chiusa. E invece è aperta. Perdo l’equilibrio, come un emerito fesso. Mi abbatto -  ripeto: letteralmente mi abbatto - sulla soglia in marmo rosa, anzi non proprio marmo ma quella bella pietra proveniente da una cava del Furlo ormai estinta. Che mi è successo? Tento il rientro a Roma  dove mi attendono improrogabili incombenze, issato sull’auto da volonterosi amici. Ma dopo qualche chilometro - e neppure tanto pochi - mia moglie al volante capisce che non ce la posso fare. Pronto Soccorso nel mitico ”Santa Croce” di Fano. Radiografia e constatazione: rottura del femore. Attimi di terrore! Ricordo che da bambino sentivo ripetere da qualcuno in famiglia: i vecchi muoiono tutti così, gli si rompe il femore e poi... Allora ci siamo! E se fosse vero? Da Fano un’ambulanza mi trasferisce al Dipartimento traumatologico presso il “San Salvatore” di Pesaro. Il giorno dopo, intervento. Mezza anestesia, cioè anestesia locale. Sento le spericolate manovre che il Primario e i suoi assistenti praticano sul mio povero arto: sono in una sala operatoria o in una  falegnameria? E mi ritrovo immobile e confinato a letto. Passa una settimana o poco meno e vengo trasferito nella Residenza Sanitaria Galantara, a Trebbiantico, il paese che attraverso ogni volta che dalla mia residenza fanese mi sposto a Pesaro: una villa settecentesca - di cui resta in vita solo una bella fontana - trasformata cent’anni fa, anno più anno meno, in un Sanatorio – ma allora si diceva tubercolosario -  ed ora casa specializzata in salvataggi riabilitativi per quelli come me. Passa un mese, terapie e fisioterapie varie: mi mettono in piedi, da una sorta di carrellone biascellare vengo promosso a un carrellino biruote e poi, finalmente conquisto una stampella. La tappa a due stampelle l’ho saltata, promosso anzitempo. Appena rientrerò in possesso del mio fedele computer posterò questa cronachetta su FB per la gioia - si fa per dire - di tutti gli amici che mi hanno fatto gli auguri. Sulla mia scrivania ho un bel bronzetto di un leone con la scritta: Iterum rudit Leo! Un motto oppure un augurio!

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