Alcuni
amici mi hanno invitato a postare i miei strampalati appunti stesi durante la
mia permanenza presso la Residenza sanitaria Galantara a Trebbiantico
di Pesaro, cioè fra il 19 aprile e il 26 maggio. Sono solo sette che riproporrò quotidianamente sul
blog. Bontà loro!!!

cronache dal Galantara, 1
Tutto cominciò così. Esattamente
un mese fa, anzi, per la cronaca, un mese e mezzo. Mi trovo a Fano, nella casetta delle mie estati, anche se è
solo primavera (spiegherò il come e perché una prossima volta). Sfioro una
porta che credo chiusa. E invece è aperta. Perdo l’equilibrio, come un emerito
fesso. Mi abbatto - ripeto:
letteralmente mi abbatto - sulla soglia in marmo rosa, anzi non proprio marmo
ma quella bella pietra proveniente da una cava del Furlo ormai estinta. Che mi
è successo? Tento il rientro a Roma dove
mi attendono improrogabili incombenze, issato sull’auto da volonterosi amici.
Ma dopo qualche chilometro - e neppure tanto pochi - mia moglie al volante
capisce che non ce la posso fare. Pronto Soccorso nel mitico ”Santa Croce” di
Fano. Radiografia e constatazione: rottura del femore. Attimi di terrore!
Ricordo che da bambino sentivo ripetere da qualcuno in famiglia: i vecchi
muoiono tutti così, gli si rompe il femore e poi... Allora ci siamo! E se fosse
vero? Da Fano un’ambulanza mi trasferisce al Dipartimento traumatologico presso
il “San Salvatore” di Pesaro. Il giorno dopo, intervento. Mezza anestesia, cioè
anestesia locale. Sento le spericolate manovre che il Primario e i suoi
assistenti praticano sul mio povero arto: sono in una sala operatoria o in una falegnameria? E mi ritrovo immobile e
confinato a letto. Passa una settimana o poco meno e vengo trasferito nella
Residenza Sanitaria Galantara, a Trebbiantico, il paese che attraverso ogni
volta che dalla mia residenza fanese mi sposto a Pesaro: una villa
settecentesca - di cui resta in vita solo una bella fontana - trasformata
cent’anni fa, anno più anno meno, in un Sanatorio – ma allora si diceva
tubercolosario - ed ora casa
specializzata in salvataggi riabilitativi per quelli come me. Passa un mese,
terapie e fisioterapie varie: mi mettono in piedi, da una sorta di carrellone
biascellare vengo promosso a un carrellino biruote e poi, finalmente conquisto
una stampella. La tappa a due stampelle l’ho saltata, promosso anzitempo.
Appena rientrerò in possesso del mio fedele computer posterò questa cronachetta
su FB per la gioia - si fa per dire - di tutti gli amici che mi hanno fatto gli
auguri. Sulla mia scrivania ho un bel bronzetto di un leone con la scritta:
Iterum rudit Leo! Un motto oppure un augurio!
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