cronache dal Galantara, 6
martedì 20 giugno 2017
CRONACHE DAL GALANTARA - FINE
lunedì 19 giugno 2017
CRONACHE DAL GALANTARA, 5
cronache dal Galantara, 5
Stavolta
tocca a una recensione. Ho visto, grazie al solito “Fire” di Amazon, un film
gentilmente offerto da Nexflit, e cioè “Marie Antoinette”, opera dell’infanta
del patriarca dei cinepadrini, cioè Sofia Coppola. L’ho abbordato con un po’ di
timore: come avrebbe condito la giovane italo-americana la vicenda
risaputissima della grande vittima del Terrore nonché uno dei personaggi più
intriganti nell’epopea della Rivoluzione francese? Sua la sceneggiatura – dell’infanta
voglio dire - ma appoggiata sul libro dell’ottima storica inglese Antonia Fraser. E invece niente paura: l’approdo della
giovanissima austriaca fra le tassative regole e il rigorosissimo cerimoniale
della corte più collaudata d’Europa viene narrata con dovizia di mezzi ma anche
con inappuntabile suggestiva precisione. Belle le ambientazioni nelle quali Versailles la fa da padrone, altrettanto
belli i costumi firmati da Milena Canonero, una delle poche, se non l’unica costumista, a saper abbinare
correttezza storica, ingegno e un pizzico di fantasia. Sequenze di cerimoniale
che talora ricordano - ma in una versione “alla grande” - la meticolosità dei
cerimoniali eternati da Rossellini nel suo primo telefilm francese. Un mondo rutilante
quanto oppressivo si muove attorno alla gentile fanciulla ben interpretata da
Kirsten Dunst. reduce dalle avventure dell’Uomo Ragno. Ma proprio mentre ci
dichiariamo disponibili e ricrederci sulle virtù registiche di Sofia, il film
perde quota. Attorno alla gentile
protagonista non prende vita nessun personaggio rimarcabile, forse eccezion
fatta - ma in senso negativo - per la prestazione di Asia Argento nei panni
della Du Barry, qui ridotta a una passeggiatrice da raccordo anulare. Le altre
figurine, dal marito impotente alle dame di compagnia, al bello e insipido amante,
svaniscono nel generico e anche la vita della stessa protagonista sfuma nel
nulla. Quanto magniloquenti e sontuose sono le grandi scene della vita di
palazzo, tanto spenti e semplicemente accennati sono gli spazi lasciati per la
vicenda rivoluzionaria, volutamente tagliata fuori come un “dopo” troppo
risaputo. Una scelta coraggiosa se anche la parte narrata non fosse, già per
suo conto, scivolata nel generico. E allora Dieci con lode ai doviziosi
produttori - sponsorizzati da papà Coppola -, dieci con lode ai costumi di
Milena Canonero premiati giustamente con un Oscar. Per il resto, Sofia rimandata
a ottobre.domenica 18 giugno 2017
CRONACHE DAL GALANTATA, 4
cronache dal Galantara, 4
Ho
abbandonato il mio fedele Kindle vista la possibilità di attingere alla
straordinaria biblioteca circolante distribuita “apparentemente” a casaccio in
ogni andito della Residenza Galantara, nonché, protetta da scatoloni in
plastica, anche in alcuni angoli raggiungibili dell’annesso parco. Su ogni
libro un adesivo avverte: “Leggere fa bene alla salute: prendimi, leggimi, ma...
riportami !!!”
Cosa
ho incontrato? Alcuni thriller alla moda che in altri momenti avrei
pedissequamente recensito, fra questi una voluminosa storia, architettata alla
grande e firmata da Lynda La Plante, sceneggiatrice di fiction nonchè
scrittrice, dal nome che sembra finto, e invece è di una ex-attrice che se la
cava benissimo. E poi uno strano libro che riunisce per l’ennesima volta la
storia degli pseudo-misteri di sempre: dalla docile e pudica Nessie,
serpentessa anfibia nascosta nel lago di Loch Ness in Scozia, alla scomparsa di
Martin Borman, definitivamente svelata un paio d’anni dopo l’uscita di questo
libro, e così via. Ma la vera scoperta di
questi giorni la devo a un volumetto portatomi da mio figlio, che ne aveva
tratto un racconto per la sua serie di straordinari “Audiolibri” del mistero e
del terrore, audiolibri magistralmente adattati, letti, montati e musicati da
lui stesso. Il libro è un’antologia dei racconti di Maupassant, autore
celebratissimo, che confesso - ad onta del mio amore per la letteratura francese
- conoscevo solo di nome o poco più (confessare i propri limiti letterari non è
certo una vergogna, ma neppure c’è da vantarsene). Sono racconti neri,
misteriosi, fantastici e crudeli, che prendono le distanze dal realismo, dal
naturalismo e da tutti gli ismi possibili e immaginabili per spiccare il volo
verso altri più misteriosi e affascinanti lidi. Covando al loro interno alcune
idee rivoluzionarie quanto irresistibili. Per esempio: come la nostra capacità
di vedere, ascoltare, capire il mondo sia congenitamente circoscritta dai
“sensi” di cui disponiamo: solo cinque e di limitate estensioni. In modo
originale ripete la battuta shakespeariana: Ci sono più cose fra cielo e terra,
Orazio, di quante ne contempli la nostra filosofia. Sono riflessioni e squarci impagabili.
E inoltre Maupassant ribadisce in questi racconti, il valore rivoluzionario
della pazzia, o follia che dir si voglia, sviluppando forse inconsapevolmente
un’intuizione dello “scapigliato” Iginio
Ugo Tarchetti: chi è il pazzo fra noi? Mi fermo qui, ma - come si vede - un femore fragile può pur
servire a qualcosa. Tutto sta nell’accontentarsi.
sabato 17 giugno 2017
CRONACHE DAL GALANTARA - 3
Alcuni amici mi hanno invitato a
postare i miei strampalati appunti stesi durante la mia permanenza presso la
Residenza sanitaria Galantara a Trebbiantico di Pesaro, cioè fra il 19
aprile e il 26 maggio. Sono solo sette che riproporrò quotidianamente sul blog.
Bontà loro!!!
Dagli
ampi terrazzi della Residenza sanitaria lo sguardo scivola ad accarezzare il
parco secolare e le belle colline del pesarese, sino a Novilara e Sant’Andrea
in Villis. Pochi chilometri e sarei a casa mia , ma c’è di mezzo una gamba! E
ho tempo di apprezzare cose nuove. Sotto al loggiato del terrazzo un uccellino
ha edificato il nido, fatto di argilla, come quelli che ornavano le case
coloniche negli anni della mia infanzia. In anni successivi le rondini hanno
disimparato a farlo. E invece questo nido è perfetto, come quelli di una volta:
dal piccolo pertugio superiore l’uccellino - che non è una rondine e neppure un
passero - imbocca la sua prole con voli
costanti e frequenti. E poi, sempre dal terrazzo dove tento “i miei primi passi”,
posso seguire le evoluzioni di una coppia di gatti e dei loro rampolli: due
cuccioli di gattino – si può dire così ? - , uno grigio, l’altro nero con una
zampa bianca, che si rincorrono e saltellano con una vitalità che certo non è
la mia. Utilizzando la carrozzella, mio figlio mi conduce nel parco, fra le
tracce dell’antica nobiltà ancora riscontrabili nella fontana ben restaurata,
in un sedile di pietra, in qualche colonnina, nei resti di
un sontuoso giardino all’italiana: ma le siepi di bosso sono quasi secche,
resta solo visibile il disegno del giardino che fu, come una sorta di impronta
in negativo. Convenientemente il parco è stato riadattato alla nuova utilizzazione,
ma in modo sommario come si usa adesso, cioè senza troppo amore. Eppure, grazie
alla carrozzella e a mio figlio che la guida, sono in grado di trasformare
anche questo luogo in un luogo “mio”, ridisegnandovi un mio percorso, insomma
appropriandomene nell’esperienza attuale e nel futuro ricordo di questi lunghi
giorni, una ricchezza che, una volta conquistata, nessuno potrà più togliermi.
venerdì 16 giugno 2017
CRONACHE DAL GALANTARA - 2
cronache dal Galantara, 2
Grazie alla sollecitudine di mio
figlio Aldo Emanuele posso disporre del
dispositivo Fire di Amazon con cui riesco a tenermi aggiornato in fatto di
cinema e tv. Senza – purtroppo – avere la possibilità di farne la recensione.
Addio! altrettanti ricordi, anche molto recenti, che se non tradotti in parole
rischiano di sfuggirmi e per sempre. Tento in recupero a distanza non
appena finalmente riesco a mettere le
mani su una tastiera: “Orphanage, un ottimo film spagnolo; “Cuore artico”, un
singolare film francese; altro singolare film francese “Nella casa”, firmato da
François Ozon e con l’ottimo Fabrice Luchini;
poi due accurate ricognizioni nella storia: “The Chosen”,
sull’assassinio di Trotsky, la cui sceneggiatura ripete parole per parola
l’inchiesta giudiziaria alla quale anch’io attinsi per la mia inchiesta-tv,
dove rivelai – e fu la prima volta – che Jacques Mornard era Ramon Mercader;
“Serajevo” racconta in modo piano ma efficace i retroscena del “complotto” per
provocare scientemente lo scoppio della prima guerra mondiale: due esempi
perfetti di come si possano e si debbano produrre opere del genere. E poi c’è “The Master”, film curioso e
interessante anche se un po’ ondivago e confuso, con un grande Philip Seymour
Hoffman e uno strepitoso Joachin Phoenix. E poi ancora “Max Rose”, l’ultimo
film del grande – posso ripetere grande? - Jerry Lewis, un ritratto umanissimo
e impietoso della senilità, che forse solo i “senili” come me possono
apprezzare pienamente. Mi informa mio figlio che questo ottimo film ha
raggranellato critiche molto negative – o tempora o mores! Nella tv
“generalista” ho occasione di vedere anche un film italiano, “Loro chi?”.
Dicono che abbia un buon successo e che riscuota lode e consenso di botteghino.
Che squallore!!! Fra le serie televisive fornite da Netflix non mi dispiace
“Bloodline”, con due vecchi leoni come la Spacek e Sam Shepard e un andamento
non travolgente ma psicologicamente stimolante, e poi “Ingovernable”, una serie
messicana raccontata con quel misurato vigore che era anche caratteristica
delle serie “Narcos”. Ormai tutti i paesi fanno cinema e lo sanno fare anche
bene, l’importante è avere qualcosa da dire e un motivo per dirlo agli altri. giovedì 15 giugno 2017
CRONACHE DAL GALANTARA
Alcuni
amici mi hanno invitato a postare i miei strampalati appunti stesi durante la
mia permanenza presso la Residenza sanitaria Galantara a Trebbiantico
di Pesaro, cioè fra il 19 aprile e il 26 maggio. Sono solo sette che riproporrò quotidianamente sul
blog. Bontà loro!!!

cronache dal Galantara, 1
Tutto cominciò così. Esattamente
un mese fa, anzi, per la cronaca, un mese e mezzo. Mi trovo a Fano, nella casetta delle mie estati, anche se è
solo primavera (spiegherò il come e perché una prossima volta). Sfioro una
porta che credo chiusa. E invece è aperta. Perdo l’equilibrio, come un emerito
fesso. Mi abbatto - ripeto:
letteralmente mi abbatto - sulla soglia in marmo rosa, anzi non proprio marmo
ma quella bella pietra proveniente da una cava del Furlo ormai estinta. Che mi
è successo? Tento il rientro a Roma dove
mi attendono improrogabili incombenze, issato sull’auto da volonterosi amici.
Ma dopo qualche chilometro - e neppure tanto pochi - mia moglie al volante
capisce che non ce la posso fare. Pronto Soccorso nel mitico ”Santa Croce” di
Fano. Radiografia e constatazione: rottura del femore. Attimi di terrore!
Ricordo che da bambino sentivo ripetere da qualcuno in famiglia: i vecchi
muoiono tutti così, gli si rompe il femore e poi... Allora ci siamo! E se fosse
vero? Da Fano un’ambulanza mi trasferisce al Dipartimento traumatologico presso
il “San Salvatore” di Pesaro. Il giorno dopo, intervento. Mezza anestesia, cioè
anestesia locale. Sento le spericolate manovre che il Primario e i suoi
assistenti praticano sul mio povero arto: sono in una sala operatoria o in una falegnameria? E mi ritrovo immobile e
confinato a letto. Passa una settimana o poco meno e vengo trasferito nella
Residenza Sanitaria Galantara, a Trebbiantico, il paese che attraverso ogni
volta che dalla mia residenza fanese mi sposto a Pesaro: una villa
settecentesca - di cui resta in vita solo una bella fontana - trasformata
cent’anni fa, anno più anno meno, in un Sanatorio – ma allora si diceva
tubercolosario - ed ora casa
specializzata in salvataggi riabilitativi per quelli come me. Passa un mese,
terapie e fisioterapie varie: mi mettono in piedi, da una sorta di carrellone
biascellare vengo promosso a un carrellino biruote e poi, finalmente conquisto
una stampella. La tappa a due stampelle l’ho saltata, promosso anzitempo.
Appena rientrerò in possesso del mio fedele computer posterò questa cronachetta
su FB per la gioia - si fa per dire - di tutti gli amici che mi hanno fatto gli
auguri. Sulla mia scrivania ho un bel bronzetto di un leone con la scritta:
Iterum rudit Leo! Un motto oppure un augurio!
mercoledì 7 giugno 2017
Ma che cos’è? Un manuale, un
saggio o una serie di variazioni autobiografiche? Nulla di tutto questo, anzi
mi correggo, tutto questo e anche altro. Mentre il Pianeta Tv sta allontanandosi
dalla “galassia Marconi” – secondo la storica definizione di Mc Luhan – per veleggiare
verso la galassia Steve Jobs e Bill Gates, cerco di salvarne la memoria. Il
tutto in tre capitoli. Il primo: come nasce e come si afferma questo
rivoluzionario mezzo di comunicazione di massa e soprattutto come inventa e
come usa quel suo singolare linguaggio fatto di immagini sonore in movimento. Attenzione! Niente di tecnico, di gergale,
insomma di complicato. Una bussola tascabile per poter capire la tv, come e
cosa ci dice, come da rigoroso modello di informazione può diventare – di volta
in volta – imbonitrice, adescatrice, seduttrice. E vai col secondo capitolo:
una veloce cronistoria di quanto la televisione italiana ha costruito in questi
sessant’anni di vita. Raccontata in modo eloquente e stimolante, senza seguire la
banale “vulgata” delle rievocazioni. Ed eccoci al terzo capitolo: “Parliamo
tanto di me”, come direbbe Cesare Zavattini. Ho incontrato la tv che era una bambina,
ancora incerta nel muoversi e nel parlare. E anche se non da solo naturalmente,
ho cercato di insegnarli a parlare, le ho fatto incontrare la Storia, non
quella di mille anni fa, ma quella recente, del nostro passato prossimo. E ho inventato
alcune formule di spettacolo, prima che esistesse il termine “format”. Il mio
illustre predatore, l’amico Giancarlo Governi, dice che mi sono inventato
addirittura “lo specifico televisivo”.
Bonta sua! Tutto questo raccontato in 167 pagine? Certo e anche di più, per esempio
i pareri scanzonati su questo meraviglioso e micidiale medium, a cominciare da
quello del grande attore Robert Mitchum: “Se mi piace la tv? Sì, perchè si
spegne facilmente!”
sabato 3 giugno 2017
LA BALLATA DELLO SCHIOPPO E DELLA CROCE
Questa operetta appartiene a quella
mia recente “produzione libraria” impegnata a sovvertire o rinnovare vecchi
moduli di racconto popolare, per esempio raccontando la storia del cinema per
via di strofette ironiche (“Questo pazzo cinema”) oppure mediante le scanzonate
filastrocche sulle vicende di grandi amori e grandi passioni (“Passione”). Stavolta
uso ancora prosa e rime per fare un po’ il verso a quei cantastorie che, cento
e più anni fa, giravano per i mercati con il foglietto volante - ed erano fatti
di sangue e d’amore, nefandezze e delitti, nonché vite esemplari di briganti e
di santi -, per raccontare le avventure di due personaggi singolari, due “vite
ribelli” a metà fra l’ottocento e i primi del secolo scorso: un brigante che
terrorizza i territori del Papa-re e un profeta messianico fondatore di una
repubblica di eguali. Un brigante con lo schioppo e un profeta con la croce? Ma
soprattutto due rivoluzioni – più o meno azzeccate e decisamente sfortunate -
contro la sopraffazione, il potere e i potenti, insomma contro chi comanda che
alla fine – chissà perché? - vince sempre. Due ribellioni, distorte e folli
quanto si vuole: quella di un brigante che si autonomina Duca e quella di un
profeta – santo, eretico, pazzo? – che si autonomina Messia.
(FB su Pagina+ Pass.scrittura, 29 maggio)
A Fano
c’era una grande piazza:
sulla
fontana sta una ragazza
fatta di
bronzo, ignuda e bruna,
viene
chiamata Santa Fortuna,
Santa
Fortuna, aiuta i banditi!
Sono
feroci, sono agguerriti
contro
il potere sono ribelli
ma son
pietosi coi poverelli!
Santa
Fortuna, aiutali tu
sennò vedrai che ti tiran giù!
(da “La ballata dello schioppo e della
croce”, ed.Annulli)
(FB su La Vecchia Fano, 31maggio)
No, non siamo ribelli, non siamo mascalzoni:
siamo tutti fratelli, né servi né padroni!
Abbiamo scritto Pace sopra i nostri stendardi,
per battere le ingiustizie che non sia troppo tardi.
Uniti nell’amore uniamo i nostri canti
e che nessuno fermi l’esercito dei santi!
(da “La ballata
dello schioppo e della croce”, ed.Annulli)
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