Ho abbordato il giallo “Pericolo pubblico”,
protagonista Lemmy Caution, spinto dal ricordo di questo rozzo e singolare
personaggio che, negli anni Cinquanta, era stato affidato a un interprete dalla
faccia butterata, Eddie Constantine, viveur, cantante e attore sui generis,
statunitense per nascita ma francese d’adozione, promosso, dopo una nutrita
serie di Lemmy, anche al cinema di serie A da un singolare film di Jean Luc
Godard, “Alphaville”. E mi sono ritrovato immerso nelle pagine di un libro hard
boiler, di quelli scritti con uno stile volutamente trasandato e un po’ gergale.
Autore Peter Chaney, un ex-poliziotto divenuto fra gli anni Trenta e Cinquanta
un prolifico creatore di gialli – o noir se preferite -: inglese di nascita ma
si era prefisso di scrivere come un americano hard boiler, alla Dashiell Hammett
o meglio ancora alla Raymond Chandler. Ci
riuscì benissimo: uomini duri, donne bellissime e infide – “più di una
signora s’è servita di quei gingilli rivestiti di madreperla che ammazzano la
gente quando si preme il grilletto” - violenza a suon di cazzotti, rivoltelle
che sparano troppo in fretta, gioco d’azzardo, gangster con poca o troppa
fantasia. E in mezzo a questo guazzabuglio Lemmy, “uno sporco sbirro”, G-Man in
incognito, poliziotto sotto tripla-copertura con super-licenza di uccidere, mascalzone
adorabile, donnaiolo impenitente, più sbrigativo e disinvolto, rispetto al
tenebroso Marlowe del caposcuola del “genere”. Se dovessimo cercargli un
corrispettivo nostrano non potremmo che citare il compianto Fred Buscaglione
che, sulle tracce del poliziotto spaccone e rubacuori – ma solo a parole -, con
le sue pupe e i suoi whisky facili, creò un indimenticabile personaggio. E del
resto i testi spiritosi di Leo Chiosso non imitavano l’hard boiler facendone la
gustosa parodia? martedì 14 giugno 2016
LEMMY CAUTION
Ho abbordato il giallo “Pericolo pubblico”,
protagonista Lemmy Caution, spinto dal ricordo di questo rozzo e singolare
personaggio che, negli anni Cinquanta, era stato affidato a un interprete dalla
faccia butterata, Eddie Constantine, viveur, cantante e attore sui generis,
statunitense per nascita ma francese d’adozione, promosso, dopo una nutrita
serie di Lemmy, anche al cinema di serie A da un singolare film di Jean Luc
Godard, “Alphaville”. E mi sono ritrovato immerso nelle pagine di un libro hard
boiler, di quelli scritti con uno stile volutamente trasandato e un po’ gergale.
Autore Peter Chaney, un ex-poliziotto divenuto fra gli anni Trenta e Cinquanta
un prolifico creatore di gialli – o noir se preferite -: inglese di nascita ma
si era prefisso di scrivere come un americano hard boiler, alla Dashiell Hammett
o meglio ancora alla Raymond Chandler. Ci
riuscì benissimo: uomini duri, donne bellissime e infide – “più di una
signora s’è servita di quei gingilli rivestiti di madreperla che ammazzano la
gente quando si preme il grilletto” - violenza a suon di cazzotti, rivoltelle
che sparano troppo in fretta, gioco d’azzardo, gangster con poca o troppa
fantasia. E in mezzo a questo guazzabuglio Lemmy, “uno sporco sbirro”, G-Man in
incognito, poliziotto sotto tripla-copertura con super-licenza di uccidere, mascalzone
adorabile, donnaiolo impenitente, più sbrigativo e disinvolto, rispetto al
tenebroso Marlowe del caposcuola del “genere”. Se dovessimo cercargli un
corrispettivo nostrano non potremmo che citare il compianto Fred Buscaglione
che, sulle tracce del poliziotto spaccone e rubacuori – ma solo a parole -, con
le sue pupe e i suoi whisky facili, creò un indimenticabile personaggio. E del
resto i testi spiritosi di Leo Chiosso non imitavano l’hard boiler facendone la
gustosa parodia?
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