domenica 25 aprile 2021

CACCIA AGLI INEDITI

 

La riproposta, grazie agli amici di Facebook, della mia sempre annunciata e sempre rimandata autobiografia, dal titolo ermetico de “La valigia di Hiroshima” e dal più esplicito sottotitolo, “memorie di un fabbricante di immagini”, mi ha costretto a una sorta di esame, insieme di coscienza e del contenuto dei cassetti. Ormai gli anni incombono e, se non ancora inderogabile, è auspicabile il tempo dei consuntivi. La mia voglia di scrivere non è scemata. Certo le mie paginette non hanno più la cifra poetica e disincantata che avevano qualche anno fa. Ma che fa? – rima involontaria- . Dunque vediamo cosa mi resta di già confezionato da pubblicare, cioè da proporre ai miei quindici lettori, pochi ma fedeli e affezionati. 

Faccio una premessa. Non ho mai affrontato volutamente le forche caudine delle agenzie
letterarie e degli editori di serie A, quelli che stampano i best-seller stranieri e i libri dei barzellettieri televisivi. E non mi sono nemmeno trastullato con tentazioni di autopubblicazione, cioè con quello strano gusto – un po’ perverso – del “fai da te”. E neppure mi sono mai fidato dei cosiddetti editori che chiedono il “pizzo” letterario, anche se strutturato in vario modo. La mia preferenza è sempre andata agli editori seri, disponibili a rischiare di persona, come del resto fa l’autore, cioè io. Fine della parentesi.

Ma ce n’è ancora un’altra: prima di parlare della “giacenza inediti” dovrei riferire dei miei più recenti libri editi o dei quasi editi. “Il trasloco”, l’ho scritto di getto, per la stessa strana eccitata urgenza che mi aveva dettato anche il primo dei miei libri a carattere narrativo, cioè non legati a intenti divulgativi o giornalistici o saggistici. Storia stralunata di un uomo che rilegge la sua vita a partire da un bislacco  trasloco. Da dove e per dove? A questo perverso autoritratto (?) ho aggiunto alcune storie fra incubo e magia, che è il terreno nel quale più agevolmente mi muovo. Dove le osservazioni, i ricordi e i sogni interferiscono col vissuto e non sai come o perché liberartene. E poi è in corso di stampa il mio primo – e credo ultimo – libro di satira un po’ cattiva: “Lo zolfo, il fuoco e la tv”. La prima e ultima volta in cui l’acredine mi si esplicita in un racconto, amaro se non fosse irridente, e quindi – mi auguro - divertente. Immaginatevi: un Abramo contemporaneo alla ricerca dei dieci uomini onesti che possano evitare una rinnovata catastrofe biblica, pioggia di zolfo e fuoco stile Sodoma e Gomorra. Tutto da ridere, o tutto da piangere. E adesso è finalmente il caso che passi a illustrare gli inediti…

giovedì 22 aprile 2021

PER UNA SELVA OSCURA

 

Che immenso poeta il nostro Dante? Settecento anni dalla sua morte. Chi altro se non lui poteva iniziare il suo poema con un’immagine altrettanto terribile e terrificante. Analoga a quella di un romanzo horror: “era una notte buia e tempestosa!” Lui fuggiasco, incerto sul cammino e sul futuro, immerso in una selva selvaggia ed aspra e forte, senza apparente via d’uscita. Chi ce lo ha cacciato, perlomeno chi lo ha fatto arrivare sin lì? Il destino, un nemico, un amore perduto o tradito? O forse ha smarrito inconsciamente se stesso, incerto sulla sua vita e sulla sua sorte. Ed ora non sa come uscirne. Non vede e non conosce la strada. Ed ecco gli incontri. Tre belve: una lonza “leggiadra e presta molto”, un leone, un lupo. Evidente! Chi si potrebbe mai incontrare in una selva oscura? Non certo un buon samaritano alla ricerca di un miserello da soccorrere, né un pellegrino di San Giacomo a indicargli una via di scampo. E in quel tempo fuori del tempo tacciono anche gli uccellini, mimetizzati per paura dell’ignoto fra i rami, gli arbusti, le siepi più inaccessibili. In una selva oscura si possono incontrare solo bestie. Ma non quelle poetiche e dolci intercettate da Biancaneve in una selva analoga, né quelle assurde e improbabili incontrate in altra analoga selva da un’altra fanciulla fuggiasca di nome Alice. No, Dante è un uomo nel vigore degli anni, forte e renitente alle intemperie, o almeno così si illude di essere. Può imbattersi solo in tre fiere, singolari, desuete, forse riconducibili al bestiario comune dei proto-enciclopedici, quasi lo spettro autoprodotto dalla sua arte. E così farò anch’io, imprigionato nella mia selva, come lui per mia volontà. Come uscire da questa selva selvaggia? Raccontandone la storia che è quella dei personaggi che l’hanno vissuta nel corso dei secoli. La storia o meglio le storie.

LEANDRO CASTELLANI

 

mercoledì 21 aprile 2021

RIFUGIARSI NEI LIBRI

Rifugiarsi nei libri. Sollevarne la copertina e tuffarcisi dentro, come in una piscina rigeneratrice In questi tempi di isolamento forzato a noi – particolarmente a me – non è rimasto molto altro. I miei libri – tutt’ora rinchiusi negli scatoloni nei quali li ho lasciati dal giorno del mio abbandono della capitale – ormai non posso nemmeno aprirli e scorrerli, ma solo intuirli, serrati dentro le quattro pareti cartonate. Cosa ci sarà dentro lo scatolone numero 25? Non ce l’ho scritto sopra, perché sarebbe stato come dargli un arrivederci a tempi lunghi. E rovinarmi la sorpresa. Così i mei libri, le loro storie reali o strampalate, posso solo sognarli, anticipando l’esultanza di quando aprirò di nuovo gli scatoloni e vedrò che fine hanno fatto, come hanno passato questo troppo lungo lasso di tempo? Come stai Edmond Dantes? Tutto bene al castello d’If? E tu simpatico D’Artagnan? Li hai poi conquistati i tuoi sudatissimi galloni da moschettiere? E com’è andata a finire la Rivoluzione francese emersa a fatica dal periodo del Terrore? Si è poi riscattato il truce Robespierre. Ma non restiamo sempre in Francia. Le opere di William Shakespeare, un volumone. Le ho lette proprio tutte? O forse - che fortuna! - me ne manca ancora due o tre e non vedo l’ora di completare la conoscenza. Che emozione quando spunterà quel vecchio libro di Fenimore Cooper che mi son divertito ad adattare in italiano corrente, traendone una sceneggiatura “da leccarsi i baffi”! Quanti libri imboscati! Libri d’arte di storia, di filosofia, di varietà, di curiosità. Libri di cinema, che ne analizzano la storia e di film che forse non avrò mai la possibilità di vedere. E poi – sorpresa sorpresa! - libri che parlano di Fano, la mia città, e mi ricordano amici perduti, primo fra tutti Luciano Anselmi, e poi altri ancora: Delio Bischi che parla di Piobbico o Aldo Deli, Franco Battistelli e Alberto Berardi che parlano di Fano. Ho paura di sbagliare dimenticandone i più importanti, come Fabio Tombari: dove sono finiti i suoi testi autografati? E non garantisco che fra tanti scatoloni non riesca a trovare quello con i miei inediti, romanzi abbozzati, sceneggiature mai girate o sfoghi come questo che ormai mi sembra il caso di concludere.

LEANDRO CASTELLANI